Testo di Sanja Rotim
illustrazuione di Liana Cagliarelli
La lumaca Valentina viveva nel Bosco delle Meraviglie dove avevano la casa molti altri animali. Era conosciuta da tutti come un po’ impicciona e chiacchierona, parlava in continuazione e voleva sapere tutto di tutti. Era scontenta perché non riusciva a muoversi velocemente come faceva per esempio il coniglio.
“Cosa c’è dall’altra parte del bosco? Beato te che saltellando arrivi alla svelta dove vuoi. Io invece…” gli diceva con una certa invidia, perché lei strisciando, non era riuscita mai ad arrivare neanche a metà bosco.
E lui le rispondeva:
“Ma è normale, tu sei una lumaca”.
Non le piaceva quella risposta.
La lumaca Valentina era curiosa di sapere anche cosa c’era oltre i confini del bosco. Vedeva gli uccelli volare e desiderava anche lei a volte di avere le ali e staccarsi dal suolo. Anche un uccellino ai suoi commenti le rispondeva:
“Come fai tu a volare che sei una lumaca?”.
“E adesso basta. Non sapete dirmi nient’altro che sono una lumaca”, disse in modo sgarbato.
“Ma tu sei una lumaca”, gli animali insistevano.
La lumaca Valentina osservava spesso gli altri animali, loro non dormivano sempre nello stesso posto come lei. Lo scoiattolo cambiava ogni tanto l’albero dove alloggiava e dove custodiva le sue ghiande, così pure il coniglio si spostava qua e là. L’orso, anno dopo anno, cambiava la sua tana. Gli uccelli volavano via e poi tornavano.
“Sono solo io che devo dormire sempre nella stessa casa”, si lamentava in continuazione.
Ma le altre lumache non erano d’accordo con lei, loro erano riconoscenti a Madre Natura per quella spirale che portavano sulla schiena e che era la loro dolce casa.
“Guarda il lato positivo della cosa. Noi non abbiamo paura della pioggia o del freddo, siamo sempre a casa”, cercavano di convincerla.
“Io non voglio più essere una lumaca”, annunciò Valentina a loro. Le altre lumache sembravano incredule.
“Che cosa hai in mente di fare?” le chiesero con un po’ di preoccupazione.
“Adesso vi faccio vedere”, disse con voce ferma e decisa.
Iniziò a sbattere la sua casetta contro un albero finché non la ruppe del tutto. Le altre lumache la guardarono con sgomento e incredulità.
“Ingrata”, una lumaca sussurrò all’altra.
“Adesso sono libera e non sono più una lumaca”, disse tutta fiera di sé stessa.
Vide un bruco e iniziò a seguirlo. Il bruco si infilò sotto terra e lei cercò di seguirlo ma non ci riuscì.
“Lumaca, dove credi di andare, non vedi che questa è casa mia?” le chiese il bruco infastidito.
“E tu non vedi che non sono più una lumaca?”, indicandogli la schiena.
“Riconosco le tue corna, sì che sei una lumaca”, replicò il bruco.
“Stupido bruco”, gli rispose lei urlando.
Poi la lumaca Valentina vide un formicaio.
“Chissà come è bello dormire così in compagnia”, si disse.
Andò in mezzo alle formiche che erano così vicine una all’altra.
“Ahi, ci schiacci, lumaca. Cosa fai, vattene via. Noi siamo già in tanti qua e non c’è posto per le lumache. Avresti potuto capirlo anche da sola.”
“Non sono una lumaca, formiche senza cervello”, disse e se ne andò.
Provò a entrare nella tana dello scoiattolo ma anche lui la invitò ad andarsene, così come l’orso, la marmotta e il castoro. Tutti le davano “della lumaca” e lei non riusciva a capire il perché visto che non portava più quella casa sulla schiena che era il segno distintivo delle lumache.
Ma una volpe che era l’animale più intelligente del bosco le spiegò che una lumaca anche se perde la sua casa rimane sempre una lumaca. Le raccontò di una sua amica volpe che aveva perso la sua coda ma indubbiamente era sempre rimasta una volpe. Solo allora la lumaca Valentina capì il significato di quelle parole e tornò tra le sue amiche lumache a testa bassa per la vergogna. La aiutarono a risistemare quella casetta che aveva distrutto in un momento di rabbia. Con un po’ di resina degli alberi gliela incollarono e rimisero a posto, o quasi.
La lumaca Valentina fu sinceramente riconoscente alle sue simili.
“Grazie, amiche lumache. Come avrei fatto senza di voi? In fondo non è così male essere una lumaca.”
“Meno male che hai capito finalmente. Cosa ne dici se organizziamo una corsa tra noi lumache per rianimare un po’ le giornate?”, propose una di loro.
“Chi vince avrà il titolo di miss Velocità”, aggiunse un’altra lumaca entusiasta.
“Sììì”, risposero tutte in coro.
La lumaca Valentina non vinse quella corsa ma da allora non si lamentò più.
